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La Religione nella Roma Antica di Elbereth
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I Romani, furono fin dalle origini un popolo di agricoltori e, per questo motivo, nell’ambito religioso fu sempre data molta importanza al carattere agreste della potenza divina. Era un popolo rustico e patriarcale e il rapporto con le proprie divinità era essenzialmente pratico. A differenza di quelli greci, gli dei romani, non erano impegnati in faide amorose, gelosie e tradimenti. I Romani, più che alle vicende degli Dei erano interessati al rapporto tra la comunità degli uomini e la potenza divina. La religione aveva un carattere prettamente comunitario, legato al concetto del buon cittadino. L’intera famiglia era coinvolta nei riti privati officiati dal “pater familias”. Valori fondamentali del cittadino romano erano la virtù, la dignità, il rispetto per gli dei, la devozione per la famiglia e per i genitori. I Romani non erano interessati a questioni di ordine teologico e la loro religiosità si esprimeva piuttosto attraverso pratiche di culto collegate alla vita quotidiana, o al ciclo annuale della vita agricola militare e politica. I rituali primitivi a carattere magico erano fatti solo per il bene comune ed erano diretti alla fertilità dei campi o alle vittorie in guerra; i Romani ereditarono dagli Etruschi l'arte della previsione tramite l'osservazione di viscere di animali e di voli di uccelli, che serviva però solo per lo stato, non per gli individui. Esistevano giorni fasti, durante i quali si potevano fare sacrifici, assemblee, feste pubbliche, oppure nefasti, durante i quali era meglio non fare niente. Non esisteva un clero vero e proprio, ma c'erano sacerdoti nominati a tempo determinato o a vita, esperti nei culti pubblici. Tra di essi possiamo distinguere varie classi: ° PONTEFICI- Erano i sacerdoti più importanti. Il pontefice massimo era quello che stabiliva il calendario delle feste e delle cerimonie pubbliche. Spesso il pontefice massimo era lo stesso Imperatore. ° AVGVRI- Il collegio degli indovini che studiavano ed interpretavano le interiora degli animali sacrificati. Gli auguri venivano interpellati ogni qual volta bisognava convocare i comizi, intraprendere una campagne militare, in caso di un responso negativo queste venivano rinviate. ° FEZIALI- Erano i sacerdoti addetti ai rapporti con le altre nazioni ed in caso di guerra si portavano ai confini del territorio romano e scagliavano una lancia dall'altra parte per dichiarare guerra al nemico. ° VESTALI- Le vestali erano l'unico sacerdozio femminile, dedite ovviamente all'adulazione della dea Vesta. Erano scelte tra le figlie nobili, ed erano vincolate con un voto di castità per trenta anni dopo i quali potevano tornare nel mondo ed anche sposarsi. Godevano di speciali privilegi ed onori. Eran precedute, per via da un littore e tutti i cittadini, anche il console, dovevano cedere loro il passo. Le vestali erano le protettrici del fuoco sacro, simbolo della presenza dello Stato. Chi lasciava spegnere la fiamma veniva punita con la frusta, colei che veniva meno al voto di castità veniva sepolta viva in un campo ai margini della città, chiamato "campo scellerato".
Alla classe dei Cavalieri appartenevano anche i membri dei Sodalizi: i Sodalizi Arvali organizzavano le cerimonie in onore della dea Cerere, i Salii in onore di Marte, con consacrazione delle armi; i Luperci organizzavano le feste dei Lupercali, per propiziare la fecondità delle femmine degli animali, oltre che delle donne;
Le divinità romane non erano molto diverse da quelle greche ma avevano un carattere più moralistico e meno scollacciato. Ogni aspetto della vita era attribuito a una specifica divinità e per questo motivo possiamo ritrovare numi tutelari e protettori per ogni categoria di persone. C’erano così Dei protettori della casa, dei viandanti, dei ladri e così via. Dopo il contatto con i Greci le vecchie divinità romane assunsero nuovi aspetti e vennero affiancati da nuovi Dei, traendo molte risorse dalla mitologia greca.
Tra gli Dei principali adorati dai Romani spicca la Triade Capitolina: Giove (Iuppiter, o Iovis pater), identificato con lo Zeus dei Greci, figlio di Saturno e di Rea, è il padre degli dei e degli uomini, padrone del fulmine e delle tempeste. Egli era venerato per le sue indispensabili piogge e come protettore delle attività militari esercitate al di fuori del confine. E' rappresentato sopra un trono d'avorio, col fulmine nella mano destra, lo scettro nella mano sinistra, e l'aquila ai piedi, quale fedele interprete dei suoi voleri. Erano infatti suoi attributi l’aquila, lo scettro e la folgore. Il suo tempio era sul Campidoglio e al suo culto era addetto il flamen dialis; Giunone (Iuno), moglie di Giove, è la maggiore divinità femminile. Regina degli dei, porta il diadema e lo scettro, madre e regina del cielo, protettrice delle donne e delle madri, presiede alle nozze, alle nascite. E' chiamata anche Iugalis, Lucina, Regina. Il pavone è il suo simbolo, e Iride la sua messaggera. Minerva, in greco Atena, figlia di Giove, dal cui capo era balzata armata, protettrice della scienza e delle arti; Divinità di origini greche ed etrusche, è la dea della sapienza e delle arti, protettrice degli artigiani, della medicina e della pace. E' rappresentata con un elmo, uno scudo e una lancia. Ha come animale sacro la civetta, e come albero l'ulivo.
Tra le altre divinità maggiori troviamo: Cerere (Ceres), in greco Demetra, sorella di Giove, dea delle messi; è la protettrice della vegetazione, e del frumento. E' rappresentata con il viso adorno di spighe. Vesta, in greco Hestia, sorella di Giove, dea del focolare domestico e della patria; Il suo culto è affidato alle vestali, che hanno il compito di mantenere sempre accesa sull'altare la fiamma purificatrice, simbolo della potenza dello Stato. Le è sacro l'asino che gira il mulino. Diana, identificata con la greca Artemide, sorella di Apollo, dea della notte e della caccia; E' rappresentata vicino ad un cervo, o un capriolo, animali a lei sacri. Si identifica spesso con la Luna o con Proserpina. Mercurio (Mercurius), identificato col greco Hermes, figlio di Giove e di Maia, è il dio del commercio, messaggero degli dèi, accompagnatore delle anime dei morti negli inferi e il protettore dei ladri. Aveva due calzari ai piedi (talaria) e in mano una verga con due serpenti attorcigliati, simbolo di pace, che gli serve per condurre i morti nei campi elisi. Marte (Mars), identificato col greco Ares, dio della guerra e padre di Romolo. Il suo simbolo sacro è l'olivo, emblema della pace vittoriosa. Da lui deriva il nome del Campo Marzio (Capmpus Martium) dove già dagli albori dell'Urbe si praticavano le esercitazioni militari. Suoi attributi erano l’elmo e le armi; Venere (Venus), la greca Afrodite, figlia di Giove (o, secondo un altro mito, nata dalle spume del mare, vicino all’isola di Cipro), è la dea della bellezza e dell'amore. Ha presso di se le Grazie, addette ad adornarla, e ha Cupido, il piccolo dio alato. Suo simbolo era la colomba. Nettuno (Neptunus), identificato col greco Positone, fratello di Giove e signore del mare; E' solitamente raffigurato su una biga trainata da tritoni o delfini, ed ha in mano il tridente col quale solleva le onde. Apollo, figlio di Giove e Latona, si può considerare il dio delle quattro discipline: la divinazione, il tiro con l'arco, la poesia e la medicina. E’ rappresentato con una cetra, e una corona d'alloro sul capo. Gli erano sacri il cigno, l’ulivo e l’alloro;
Tra le divinità minori ricordiamo: Muse (Musae), sono nove figlie di Giove e di Mnemosine, la dea della memoria. Euterapia, è la dea della memoria, Eterpe della lirica, Clio della storia, Melpòmene della tragedia, Tersicore della danza, Erato della poesia d'amore, Polinnio della poesia sacra, Urania della scienza deglia stri, Calìope della poesia epica. Bacco (Bacchus), è il dio del vino. Ha di solito presso di se le Baccanti, i Centauri metà uomini metà cavalli, e i Satiri. Di solito è rappresentato con una corona di edera sul capo, una pelle di pecora sulle spalle, e tiene in mano un boccale di vino. Furie (Furiae), sono le così dette figlie della notte, le filatrici della vita. Di esse Cloto, è la filatrice che produce il filo a cui la vita di ogni uomo è legata. Làchesi, la dispensatrice, la quale tiene in mano un libro dove sono tenuti tutti i destini degli uomini. Atropo colei che taglia i fili della vita quando l'ora fatale è arrivata. Particolare devozione era riservata ai Lari, divinità protettrici della famiglia e della casa, venerati nel lararium, piccola cappella privata. In ogni domus romana esisteva infatti una stanza dedicata solo a questo scopo. Al suo interno c'era un piccolo altare di marmo, sopra il quale c'erano le statuette (spesso di terracotta) rappresentanti i numi. Possiamo distinguere: I LARES FAMILIARES:
che sono spiriti benevoli, favorevoli al benessere della famiglia.
Roma, con l’immensa estensione del suo impero, venne a contatto con tantissime popolazioni e questo contatto provocò la mescolanza delle credenze religiose. La religione romana era infatti molto aperta e accanto agli dei ufficiali dello stato affiancava nuove divinità, dando luogo al sincretismo religioso, ossia la fusione tra la religione romana e quella orientale.
Nelle cerimonie religiose l’atto più importante era il sacrificio che poteva consistere in offerte di doni dei campi o di focacce o nell’uccisione di uno o più animali (il sacrificio di un sus “porco”, di una ovis “pecora”, di un taurus “bue”, si chiamava suovetaurilia), bianchi per gli dei del cielo, neri per gli dei inferi. Le carni delle vittime erano divise in tre parti: una parte si bruciava per gli dei, un’altra spettava ai sacerdoti, la terza a chi offriva, e si mangiava in banchetto solenne. Se tutte le carni venivano bruciate in onore della divinità, allora il sacrificio si chiamava olocaustum.
Tra le feste domestiche comuni a tutte le famiglie ricordiamo quella dei morti, i Parentalia, che durava dal 13 al 21 febbraio e si conchiudeva con un banchetto familiare (Carestia). Nelle notti dell’11 e 13 maggio si celebrava la cerimonia dei Lemuria, per placare le ombre dei morti e degli spiriti maligni. Vi erano poi feste pubbliche, popolari, che si celebravano senza l’intervento dei sacerdoti, come, per esempio, i Palilia, il 21 aprile, anniversario della fondazione di Roma; i Floralia, la festa dei fiori; i Saturnalia, in onore di Saturno, che duravano dal 17 al 21 dicembre. Durante la festa si facevano banchetti e si scambiavano doni.
Per quanto riguarda l’aspetto esoterico, con la religione e la magia greca furono introdotti a Roma i culti misterici, guardati inizialmente con enorme diffidenza per il loro carattere estatico ed orgiastico. Il dio Dioniso divenne Bacco, ma non perse la sua sfrenatezza. I Romani infatti apprezzavano moltissimo i rituali dionisiaci, fatti di abbuffate di cibo e di vino, oltre che di incontri sessuali totalmente disinibiti Il primo culto misterico importato fu quello di Cibele, divinità frigia venerata sotto l'aspetto di una pietra nera, probabilmente una meteorite; I rituali di Cibele erano a carattere orgiastico e particolarmente sanguinari. Infatti chi voleva diventare sacerdote doveva, al culmine della trance, evirarsi per propiziare la resurrezione di Attis, sposo della dea; inoltre gli iniziati venivano incoraggiati a flagellarsi. Le autorità romane non potevano che condannare tali pratiche ma tra gli strati più bassi della popolazione riscossero molto successo. Il senato si vide addirittura costretto a proibire i baccanali temendo che queste cerimonie si trasformassero in focolai di attività eversive. La situazione si faceva sempre più insostenibile. Le attività di magia più basse si erano espanse ovunque e i semplici riti della fertilità e i rimedi naturali delle antiche popolazioni italiche, aveva ormai lasciato il posto ai rituali complessi della stregoneria e della necromanzia. Furono emanate leggi che proibivano le pratiche magiche, l'avvelenamento, l'aborto e l'assassinio per stregoneria. Fu vietato agli astrologi di soggiornare nel territorio romano ma le pratiche divinatorie, vietate ai singoli cittadini, erano invece politicamente indispensabili per lo stato. Le scuole di magia in uso a Roma durante l’epoca imperiale erano quella persiana, seguita dalla giudaica e dalla cipriota, figlia della magia egizia. Quest'ultima, di carattere molto pratico, era diretta soprattutto a combattere la mortalità infantile e quella delle madri dopo il parto. La sapienza ostetrico-ginecologica e pediatrica degli Egizi era infatti riconosciuta da tutti. Dopo la venuta di Cleopatra a Roma, la magia egizia si diffuse in tutto il territorio dell'impero; I maghi egizi esercitavano a Roma, alcuni circondati da poca stima, come il mago Petosiris menzionato da Giovenale, figura grottesca di ciarlatano, altri invece molto rispettati. La magia persiana era arrivata a Roma portata dai soldati, affascinati dal culto maschile del dio Mithra. Divinità solare e guerriera, che veniva invocata in battaglia, Mithra, il cui nome significa "amico", vegliava sulla concordia fra gli esseri umani. Per accedere ai misteri di Mithra c'erano sette gradi iniziatici: il più basso era il Corvo, poi c'erano il Nascosto, il Soldato, il Leone, il Persiano, il Corriere del Sole ed infine il Padre, grado che spettava solo alle guide religiose; tutti questi passaggi comportavano delle prove molto dure. Da ricordare, la setta degli Esseni, costituita da comunità che vivevano sulle sponde del Mar Morto e che si sottoponevano ad una rigida disciplina volta all'ascetismo. Essi erano molto vicini alle dottrine orfiche e neo-pitagoriche; credevano alla pre-esistenza dell'anima, alla vita dopo la morte, ai demoni ed alla possibilità di prevedere il futuro. Gli imperatori romani ebbero un atteggiamento ambivalente nei confronti della magia in quanto da un lato suscitava scherno, dall'altro paura nei confronti di chi la esercitava; quasi tutti condannarono pubblicamente la magia, ma non rinunciarono al loro circolo di maghi ed astrologi personali.
(Alcune informazioni sono state prese dal libro “Tradizioni perdute” di Devon Scott, edizioni Lunaris. Copyright, tutti i diritti riservati.)
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